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MICROPLASTICHE: UN PERICOLO PER L’AMBIENTE E PER GLI ESSERI VIVENTI.

Particelle di plastica nel sangue umano, la più comune è il PET. Quali gli effetti su l’uomo?

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Ti sei mai chiesto cosa sono le microplastiche?

Se sono una minaccia per l’ambiente e per la salute degli esseri viventi?

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Le microplastiche sono tanti minuscoli pezzetti di plastica dal diametro compreso tra 330 micrometri e i 5 millimetri che troviamo nell’acqua di fiumi, laghi, mari e oceani. Le microplastiche nonostante siano delle piccole particelle, sono una delle minacce più gravi per l’ambiente.

Esse galleggiano in superficie, ma la maggior parte si accumula sui fondali, secondo le dichiarazioni  di GreenPeace riguardo l’importanza di salvare il mondo dalla plastica, ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Uccidono la fauna marina per poi finire nella catena alimentare. 

Secondo uno studio olandese, delle particelle di plastica, sono state trovate nei pesci e nella placenta di donne gravide e 5 tipi diversi di microplastiche nel sangue umano. La più presente è il PET. 

Uno studio che anche il Medical University di Vienna ha dimostrato come sostanza presente nel corpo umano.

Ma come si formano le microplastiche?

Le microplastiche vengono prodotte dalla plastica galleggiante è frantumata dal contatto con le rocce ad opera delle onde marine e oceaniche e dall’azione deteriorante dei raggi UV del sole.

Plastica che dispersa nell’ambiente e trasportata per mezzo delle correnti marine si raggruppa formando grandi isole come per esempio la Great Pacif Garbage.

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È l’isola di plastica più tristemente nota, oltre che la più estesa, essa è situata nell’oceano Pacifico, tra la California e l’Arcipelago Hawaiano, le sue dimensioni si stimano tra i 700 mila km2 e i 10 milioni di km2.

Il problema delle microplastiche ha raggiunto un livello incredibile: si stima che ogni chilometro quadrato di oceano contenga in media 63.320 particelle di microplastica, provocando gravi danni alla biodiversità.

Ma come fanno le microplastiche ad  arrivare al mare?

Gli scarichi domestici sono la porta d’ingresso per l’inquinamento dell’acqua.

I prodotti che utilizziamo giornalmente per la cura  del nostro corpo possono contenere microplastiche, finendo così nello scarico una volta che vengono sciacquati. Nonostante in Italia sia in vigore il divieto di produrre cosmetici esfolianti contenenti microsfere in plastica, i polimeri possono essere contenuti in tanti altri prodotti per il make-up o per l’igiene personale, se non sono di origine vegetale.

Altro vettore delle microplastiche sono gli indumenti che indossiamo di origine sintetica, durante i vari lavaggi rilasciano anch’essi nell’acqua delle microplastiche che finendo negli scarichi raggiungono il mare. Uno studio delle microplastiche prodotte dai lavaggi, effettuato dalla Norwegian Environment Agency, ha rilevato che al lavaggio di ogni indumento si rilasciano fino a 1900 piccole particelle di fibre sintetiche.

Ultimo ma non per questo meno importante che non va assolutamente sottovalutato e l’abbandono di rifiuti ( sacchi di pattume) nelle aree verdi, i piccoli rifiuti non gettati negli appositi cestini lungo i marciapiedi, come i sacchetti delle varie merendine, le bottigliette e tanto altro che poi vengono dispersi dal vento nell’ ambiente, che una volta degradati dagli agenti atmosferici diventano microparticelle.

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I rischi per l’ambiente.

Non essendo biodegradabili, le microplastiche sono destinate a galleggiare sia nelle acque dolci e nei mari senza possibilità che il loro impatto sull’ambiente diminuisca o venga eliminato, per poi essere rinvenute nei tratti digestivi e nei tessuti di molti animali acquatici, negli uccelli ed degli esseri invertebrati.

Praticamente la plastica una volta entrata nella catena alimentare, minaccia la biodiversità ed espone tutti  gli esseri viventi a tantissimi danni per la salute. 

Un problema grossissimo che dovremmo affrontare con il massimo impegno sia a livello istituzionale che da singoli cittadini.

Microplastiche e salute: i danni per l’uomo?

Le microplastiche sono una presenza costante nei mari, nei sistemi idrici pubblici, negli intestini degli animali marini, uccelli e di chi se ne nutre. Un problema a tutto tondo che fa intuire come alla fine di questo percorso, le microplastiche arrivino nello stomaco di tanti umani, così come viene evidenziato da degli studi presentati allo United European Gastroenterology, basato sull’analisi di campioni di feci umane provenienti da tutto il mondo, che ha tracciato 9 diversi tipi di microplastiche negli escrementi.

Si tratta di uno studio che apre le porte a una serie di questioni di fondamentale importanza, in primis quale sia la modalità di passaggio della plastica nel sangue e quali siano gli effetti per l’uomo.Tuttavia anche una seconda  domanda rimane aperta, capire se queste microplastiche passando attraverso il flusso sanguigno, siano capaci di arrivare nei tessuti e negli organi come il cervello. Negli ultimi anni diversi studi sono stati condotti per far luce sulla questione, come quello dell’Università Rovira i Virgili ha dimostrato che le microplastiche possono attaccarsi alle membrane esterne dei globuli rossi e limitare così la loro capacità di trasportare ossigeno.

Uno studio italiano del gennaio 2021, sempre pubblicato sulla rivista Environment International, aveva individuato nella placenta delle donne in gravidanza la presenza di microplastiche, con il rischio che queste potessero passare al cuore, al cervello e agli altri organi del feto tramite i polmoni. E infine il recentissimo studio del marzo 2022 a firma dell’ecotossicologo Dick Vethaak, presente anche tra i firmatari di uno studio olandese, ha sottolineato l’urgenza di proseguire queste ricerche indagando il possibile rapporto tra l’esposizione alle microplastiche e il rischio dell’ insorgenza del cancro.

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Una grande è grave minaccia per la salute degli esseri viventi, che ha reso necessario attuare politiche per arginare il fenomeno.

L’Unione  Europea ha richiesto di  ridurre i rifiuti di plastica, incentivare il riciclo della plastica, e rendere riciclabili tutti gli imballaggi entro il 2030.

Su questa strada anche il comma 546 della Legge di Bilancio 2018 (n. 205 del 27 dicembre 2017) entrato in vigore il 1° gennaio 2020, che vieta la vendita, in Italia, di prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.

Fino ad allora, le microplastiche potevano essere inserite all’interno dei prodotti per la cura personale: nei dentifrici, detergenti, maschere, scrub, avevano il compito di svolgere una funzione levigante ed esfoliante sulla pelle. Purtroppo, il loro diametro tanto ridotto non permette ai sistemi di filtraggio delle acque di catturarle e quindi, una volta risciacquate insieme al resto del cosmetico, finivano direttamente nei corsi d’acqua per poi accumularsi, in breve tempo, nei mari e negli oceani.

Ecco perché bisogna prestare maggiore attenzione ai prodotti  che noi cittadini acquistiamo per noi e per la nostre famiglie, scegliendo sempre prodotti di origine vegetale e a basso impatto ambientale.

Clara C.

Fonti: Università Rovira inVirgili (Tarragona ). Università di Vrije ( Amsterdam). Greenpeace

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